Ninfeo Domus Flavia

Ninfeo Domus Flavia


La parte sommitale del Colle Palatino è quasi interamente occupata dal grande Palazzo Flavio, distinto in una parte pubblica, a ovest, detta anche Domus Flavia e in una porzione privata, a est, detta Domus Augustana, completata dallo Stadio. L'enorme complesso occupa tutta la parte centrale del Palatino, sostituendo edifici più antichi, di epoca tardorepubblicana e neroniana.

La Domus Flavia è sostanzialmente articolata in tre settori o quartieri: salendo dal Clivus Palatinus, si giunge alla zona del vestibulum. Lungo il lato occidentale è presente una basilica a base rettangolare con abside e pavimento in opus sectile a grandi riquadri: doveva essere divisa in tre navate da due file di colonne. Al centro del vestibulum si trova la cosiddetta Aula Regia, sul cui fondo vi era forse un'edicola, il trono, oppure la statua dell’imperatore dominus et deus, con le pareti ricoperte di marmi policromi e ugualmente una pavimentazione marmorea.  A fianco dell'Aula Regia vi è un ambiente rettangolare più piccolo, tradizionalmente chiamato "Larario" (con un tribunal sullo sfondo).

Il centro della Domus Flavia è ancora oggi occupato da un imponente peristilio rettangolare circondato da un portico di colonne in marmo portasanta, delle quali si possono vedere resti delle basi, dei fusti e dei capitelli. Il centro del peristilio è decorato da una grande fontana ottagonale, con bassi muretti che disegnano una sorta di labirinto: quello che si vede oggi è in larga parte frutto del restauro moderno, fedele però all'aspetto antico. Tutto il giardino e il portico è pavimentato da lastre di opus sectile di marmi di vario genere, tutti sostanzialmente inediti.

Il lato meridionale del peristilio è infine occupato da una grande sala centrale affiancata da due ambienti minori. La sala, grande poco meno della cosiddetta aula Regia ed identificata con la Cenatio Iovis (sala da pranzo imperiale), misura 941 m² ed ha un'abside poco profonda; sono pervenuti vari resti della straordinaria e pressoché unica pavimentazione marmorea in opus sectile, che poggia su un ipocausto, un sistema di riscaldamento composto da camere sotterranee dove scorreva l'aria calda.

L'ambiente laterale di destra si è conservato piuttosto bene e presenta al centro una fontana ovale (in larga parte di restauro), che doveva allietare i banchettanti tramite le grandi finestre che qui si aprivano dall'ambiente accanto. Sotto la pavimentazione domizianea, ancora in opus sectile, ne è stata rinvenuta un'altra ben più spettacolare, appartenente alla Domus Transitoria di Nerone.

Informazioni sullo stato della conservazione

Il Palazzo Imperiale oggi è frequentato da migliaia di persone che ogni giorno calpestano le sue superfici senza comprenderne la storia e le carratteristiche tecniche. Mentre i pavimenti del triclinio, noto anche come Coenatio Iovis, sono in fase di restauro e completo recupero, la parte antistante – che comprende il peristilio, la fontana ellittica e il blocco dei vani Basilica-Aula Regia-Larario – è sostanzialmente sconosciuta, sia per quanto riguarda le originarie decorazioni pavimentali, sia anche per quanto riguarda le reali funzioni. La conoscenza non esaustiva dei luoghi ha in qualche modo condizionato le attività di manutenzione/restauro, che invece necessitano di adeguate ricerche archivistiche, preliminare pulizia e sfalcio, e quindi restauro conservativo.

Il problema principale riguarda la presenza di superfici pavimentali caratterizzate da litotipi diversi che hanno di conseguenza subito un degrado differenziato: essendo esposti alle variazioni climatiche oltre che al quotidiano calpestio, i marmi necessitano di una manutenzione straordinaria che in futuro dovrà diventare ordinaria.

Si segnala infine che alcuni elementi marmorei sono stati fissati con malte cementizie e perimetrati da un cordolo di laterizi: tale scelta conservativa ha aumentato il degrado delle superfici, producendo la disgregazione dei marmi.

Per quanto riguarda invece la zona della fontana ellittica, essa comprende marmi policromi che sono stati restaurati da G. Boni agli inizi del XX secolo; recentemente, in occasione della mostra su Nerone, è stato realizzato un trattamento conservativo straordinario di consolidamento e pulitura; in pochi anni i marmi sono stati nuovamente invasi da patine biologiche e vegetazione superiore.

Fonte: Art Bonus